Back to Top

COME AVVIENE LA DONAZIONE

La donazione di sangue consiste nel prelievo di un volume di sangue intero compreso tra 405 e 495 ml, cioè pari a 450 ml ± 10%.

Fino a quarant’anni fa il sangue veniva raccolto in flaconi di vetro sotto vuoto mediante un tubo di plastica che aveva ai suoi estremi due aghi: uno veniva inserito nella vena del donatore l’altro nel tappo del flacone.

Oggi sono utilizzati dei kit di 3-4 sacche di plastica già collegate tra loro mediante tubi di raccordo e con l’ago di prelievo: tutto questo materiale è sterile e monouso per cui il donatore non corre alcun rischio di contrarre una infezione.

Una delle sacche di plastica contiene già la soluzione anticoagulante ed è quella in cui viene raccolto il sangue, le altre sacche servono invece a raccogliere sterilmente le singole frazioni del sangue separate mediante centrifugazione, ed è questo il grande vantaggio dei sistemi di raccolta in plastica rispetto ai flaconi di vetro.

Il candidato donatore, prima di poter donare, deve essere dichiarato idoneo alla donazione. Per questo, dopo aver compilato un breve questionario sulle sue abitudini di vita, viene sottoposto ad un piccolo prelievo di sangue oltre che alla misurazione della pressione arteriosa. Verificato che tutti i valori essenziali rientrano nei parametri stabiliti e dopo aver effettuato un breve colloquio col medico trasfusionista, il candidato donatore viene dichiarato idoneo alla donazione.

Il donatore idoneo accomodato su una poltrona o su un lettino procede alla donazione, ed il sangue defluisce quindi dalla vena direttamente nella sacca di raccolta posta su una bilancia. Raggiunto il volume prefissato, che può variare a seconda del peso corporeo del donatore pur restando tra i limiti previsti dalle norme, la bilancia arresta automaticamente il flusso.

Il prelievo dura mediamente dai 7 ai 12 minuti, dopo i quali il donatore dovrebbe restare seduto o sdraiato per altri 10 minuti circa, in modo da consentire la rimarginazione della sede ove è stata effettuata la puntura e l’adattamento del circolo sanguigno alla sottrazione di circa mezzo litro di volume. Dopo la donazione segue di norma un breve ristoro gratuito.

LE PAURE PIU' COMUNI

Per un adulto sano la donazione non comporta alcun rischio, ma esistono paure e timori diffusi che frenano alcune persone dal donare il sangue.

La paura dell’ago e della puntura venosa

La paura dell’ago, spesso associata a quella della vista del sangue e delle conseguenze alla donazione, sembra essere una della più diffuse paure nella popolazione mondiale: diverse fonti riferiscono di percentuali comprese tra il 10% e il 20%. è la causa più citata dai non donatori (60%) come deterrente alla donazione. Spesso nasce da esperienze dell’infanzia o di cura, in cui l’ago è stato associato a sensazioni spiacevoli.

Paura della vista del sangue

Non è raro che alcune persone riferiscano di aver timore della vista del sangue. Durante la donazione non c’è “spargimento di sangue”! Chi è particolarmente sensibile alla vista del sangue può non guardare; per questo motivo, durante la donazione, alcuni donatori chiedono di coprire con un piccolo telo sia la sacca che il tubicino che collega l’ago con la sacca.

Paura di “malori” (lipotimie) o “svenimenti” (sincopi)

Lipotimie e sincopi legate alla donazione di sangue sono gradi diversi di una reazione neurovegetativa che può insorgere in soggetti predisposti; nelle sincopi ad esempio vi è una transitoria perdita di coscienza ed un abbassamento più marcato della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa.

Questi rari effetti indesiderati della donazione di sangue (il rischio di lipotimia è compreso tra l’1 ed il 5%, quello di sincope è circa dello 0,1%) sono a volte scatenati dall’emozione della prima donazione, dalla vista del sangue o dal malessere di un altro donatore.

Per prevenirle è opportuno attenersi a precise regole comportamentali:

- presentarsi alla donazione dopo un adeguato riposo notturno;

- consumare una leggera colazione;

- bere abbondantemente prima e dopo la donazione;

- riferire immediatamente al personale sanitario qualsiasi sensazione di malessere;

- restare sul lettino o sulla poltrona per almeno 10 minuti dopo la donazione;

- consumare un adeguato ristoro; - evitare, durante la giornata, sforzi fisici intensi.

COSA AVVIENE AL SANGUE DONATO

Mentre i campioni di sangue vengono avviati al laboratorio per verificare la negatività degli esami previsti dalle norme vigenti, l’unità di sangue raccolto viene sottoposta a centrifugazione per suddividerla nei suoi componenti principali: i globuli rossi, le piastrine ed il plasma.

Il motivo di questa separazione non è solo il fatto che ciascun emocomponente ha una sua specifica funzione e può quindi essere utilizzato singolarmente nei pazienti che hanno un deficit di quella funzione, ma anche il fatto che ogni emocomponente ha temperature e tempi ottimali di conservazione diverse. I concentrati di globuli rossi si conservano a 4° C per sei settimane, i concentrati piastrinici a 20° C per cinque giorni ed il plasma a temperature inferiori a - 20° C per un anno.

Oltre che per uso trasfusionale, le unità di plasma congelato possono anche essere utilizzate per produrre gli emoderivati, cioè farmaci costituiti da concentrati delle principali proteine del plasma: l’albumina, le immunoglobuline ed i fattori della coagulazione.